“La mummia è viva” – Un fantastico Marco Travaglio umilia Mattarella e Renzi!!

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“La mummia è viva” – Un fantastico Marco Travaglio umilia Mattarella e Renzi!!

 

“La mummia è viva”: di Marco Travaglio

 

Il pupo è piuttosto confuso. Come i pugili suonati. Anzi, come i bambini viziati e malmostosi dell’oratorio o degli scout, che quando perdono abbandonano il campo per ripicca, portandosi via il pallone. Così quelli che vincono imparano, tiè, anzi gnè gnè – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 7 dicembre 2016, dal titolo “La mummia è viva.

Si può capirlo, per carità. Si è sfiancato in una campagna elettorale che l’ha visto, tanto per cambiare, solo al comando, e stavolta non per pulsioni autoritarie, ma per manifesta e imbarazzante inferiorità della sua classe dirigente: facce da bar di Guerre Stellari che, appena apparivano in tv, il Sì perdeva minimo 100 mila voti. Così non s’è accorto che, replicando ossessivamente se stesso ogni giorno a ogni ora a reti, edicole, radio, siti web, buche postali, stazioni ferroviarie, aeroporti unificati, finiva con lo stare sulle palle anche ai pochi che ancora lo sopportavano. Non è da lui che possiamo attenderci fermezza e lucidità. Ci vorrebbe qualcuno che lo consigliasse per il meglio, vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, ma chi potrebbe farlo è già stato allontanato dal partito e dall’entourage come un pericoloso gufo e nemico del popolo.
Resta Sergio Mattarella. Il quale, se non l’ha già fatto, oltre a dirgli doverosamente che lui non farà come Napolitano, dunque non imporrà soluzioni ma le attenderà dalle forze parlamentari, dovrebbe vincere la sua tradizionale afonia per rammentargli alcune cosucce semplici semplici.

“Caro Matteo, siccome leggo sui giornali (a me non l’avevi detto) che vuoi andare alle elezioni a febbraio, mi corre l’obbligo di chiarirti alcuni concetti che forse ti sono sfuggiti. Lo faccio io perché dubito che i leccapiedi di cui ti sei circondato oseranno mai tanto.

1) Se ci troviamo in questa situazione non è colpa di chi ha votato No, dei gufi, del destino cinico e baro, dei venusiani: è tutta colpa tua.

2) Hai voluto giocarti tutto su una riformaccia indigeribile e invotabile (non dico “schiforma”, sennò si irrita Ezio Mauro) e gli italiani te l’hanno risputata addosso. Hai tentato di spaccare l’Italia in due, pro o contro di te, e quasi i due terzi degli elettori si sono uniti contro di te.

3) Hai evocato spettri apocalittici di crisi finanziarie alle porte, spread alle stelle, mercati nel terrore, cancellerie mondiali terrorizzate dal No, e ora che ha vinto il No la finanza mondiale si fa i fatti suoi, i mercati se ne infischiano, lo spread cala, le cancellerie ti hanno già scaricato in attesa del prossimo burattino.

4) Quindi ora tu prendi il pallone e torni in campo, perché fino a prova contraria sei il leader del partito di maggioranza relativa, anzi assoluta con gli alleati che hai raccattato per strada. Altrimenti ti dimetti da segretario Pd e lasci il pallone a un altro, vedi tu chi, qualcuno lo trovi.

5) Il campo – per la precisione – si chiama Parlamento, dove esiste una maggioranza (la tua) che mi impedisce di sciogliere le Camere per indire le elezioni anticipate. Elezioni che non posso convocare anche per un altro dettaglio: non si sa con quale legge votare. E neppure questo dipende dai No né tantomeno da me, ma dalla tua scriteriata scelta di lasciare il Senato senza una nuova legge elettorale, sperando che gli italiani ti abolissero le elezioni per i senatori.

6) In più hai imposto con la fiducia una legge elettorale per la Camera, l’Italicum, che i miei ex colleghi della Consulta si apprestano il 24 gennaio a dichiarare almeno parzialmente incostituzionale e che nel frattempo non vuoi più neanche tu, dopo averla magnificata per due anni. Tant’è che hai firmato un pizzino con Cuperlo, Guerini e non so chi altro per impegnarti a farne un’altra che nessuno sa quale sia, né se tu ne abbia in mente una.

7) Gli italiani, votando al 70% a un referendum costituzionale che non riguardava le loro tasche, ma i principi democratici, ci hanno detto una cosa chiara: vogliono votare presto e non tollererebbero l’ennesimo governo creato in laboratorio a loro insaputa, dopo i tre consecutivi partoriti da quel genio del mio predecessore. Ma non sopporterebbero neppure una riedizione del tuo. Dunque possiamo rifilargliene un altro, ma solo a patto che ne siano noti gli scopi e la data di scadenza: legge elettorale, salvataggio delle banche pericolanti (anche grazie a te, che in tre anni non hai fatto nulla), correzione della Stabilità che a marzo l’Ue boccerà, e ordinaria amministrazione.

8) Le leggi elettorali per Camera e Senato, come ha scritto la Consulta (cioè io) nella sentenza anti-Porcellum, devono essere omogenee e tenere insieme i principi della governabilità e della rappresentanza democratica. Quindi ora il Pd fa una proposta e poi cerca il consenso degli altri. E siccome non c’è tempo per sottoporla a un nuovo giudizio della Consulta, questa volta la fate bene, sicuramente costituzionale: cioè non tagliata su misura per far vincere qualcuno o far perdere qualcun altro: l’Europa è piena di modelli da copiare, anche per Paesi tripolari come il nostro, tenendo conto che la nostra Costituzione appena plebiscitata dagli italiani dice che “la sovranità appartiene al popolo”. Fate in fretta, perché a giugno, massimo in autunno, si deve restituire la parola agli elettori.

9) Io, anche se il Quirinale è pieno di troni lasciati da chi sai tu, non sono il re. Sono l’arbitro. E mi sono pure comprato il fischietto e i cartellini rosso e giallo, quindi attento a quel che fai: ti tengo d’occhio.

10) Se posso, visto che non parlo mai, ti sconsiglierei vivamente di dar retta ai tuoi cortigiani e alle tue Eve Braun nel bunker, che ti attribuiscono il 40% dei Sì e ti aizzano a sfidare un’altra volta gli italiani. Il Pd, domenica mattina, era al 30% e ora scenderà ancora, perché non è più il carro del vincitore, ma del perdente. E adesso spòstati e lasciami lavorare per un qualcosa che forse, accecato dal tuo ego, hai un po’ perso di vista: l’Italia”.

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)

Grande Marco Travaglio !!

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